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La proposta di istituire classi differenziate per bambini
stranieri, presentata in Parlamento dalla Lega nord, presenta aspetti che
definisco a dir poco "subdoli". Essa prevede da un lato, che questi bimbi, siano inseriti in classi speciali per apprendere più correttamente la lingua italiana, dall'altro, la recente "riforma" Germini, pone in essere le condizioni per diminuire il numero di insegnanti elementari e medie, non tenendo conto che così facendo, si innesca un meccanismo di esclusione sociale molto pericoloso. D'altro canto, se il Governo inizia ad escludere, la questione potrebbe ben presto riguardare anche i portatori di handicap. . La scuola italiana, ha certo bisogno di correttivi per competere con quelle di altri Paesi; ma non è diminuendo il budget scolastico o discriminando qua e la gli alunni, che si risolverà il problema. Ritornando alla proposta della Lega, tenuto conto della diminuzione degli insegnanti e delle risorse scolastiche, ti domando: con quali insegnanti, i bambini stranieri compieranno il loro percorso formativo? Temo che la risposta sia già scritta nel Bilancio dello Stato: non ci saranno insegnanti ad aiutarli perchè non sono stati stanziati soldi per loro. E' chiaro quindi che la proposta del carroccio, non si prefigge di migliorare il loro livello cognitivo, al contrario, tende a dividerli dal resto della classe , con la "scusa" del "rallentamento" didattico. Mi rendo conto che in una classe numerosa, ad alta densità di bimbi stranieri, Rom, disabili gravi ecc. possano crearsi i presupposti per un vero e proprio rallentamento della didattica a "svantaggio" di coloro che invece non presentano difficoltà. In questo caso ritengo quanto mai necessario che la "separazione" duri lo stretto necessario al loro completo inserimento. La scuola deve conservare la propria autonomia, consentendo da una parte il regolare svolgimento delle lezioni, dall'altra, garantendo l'approfondimento per coloro che ne hanno bisogno. Gli uomini e le donne di domani, a prescindere dalla loro nazionalità o lingua, dovranno conoscere e fare proprie le regole della convivenza e rispetto reciproco; ben vengano fin d'ora, studio dell'educazione civica, della Costituzione ed il voto in condotta. I nostri giovani, che lo vogliano o no, dovranno confrontarsi con gli altri; parlare l'inglese correttamente, sarà per loro un imperativo, altrimenti saranno tagliati fuori dal "mercato". Per raggiungere questo risultato sarà necessario un grande cambiamento di mentalità all'interno della scuola. Gli insegnanti, non potranno più bivaccare aspettando il 27; dovranno aggiornarsi continuamente per avere una preparazione più adeguata ai tempi in cui viviamo. La scuola, a seconda della propria vocazione, dovrà marciare a stretto contatto con la ricerca scientifica, l'innovazione tecnologica, la cultura, il mondo del lavoro, altrimenti il nostro Paese, perderà un "altro treno". Essa dovrà guardare al domani, senza avvitarsi in inutili "programmi ministeriali" vecchi e polverosi d'altri tempi. Tutti sappiamo bene per esperienza diretta o indiretta che attualmente, la scuola è un vero e proprio carrozzone dove si insegna poco e si impara male; un luogo in cui i bambini prima ed i ragazzi poi, non imparano nemmeno le nozioni basilari della convivenza civile, spalleggiati da genitori spesso molto più incivili di loro. La maggior parte dei ragazzi, non è in grado di esprimere a parole un discorso di senso compiuto; il bullismo prospera a causa della loro incapacità di relazionarsi mediante l'uso della parola. I Presidi e gli insegnanti, non infliggono quasi mai, severe punizioni, salvo casi eclatanti seguiti dai media. D'altra parte, lo Stato, come noto, non li protegge in alcun modo; sono soli a gestire situazioni molto pericolose. un Preside, che sospenda per giusta causa un gruppo di facinorosi responsabili di danneggiamenti del plesso scolastico, viene messo in scacco dai genitori di questi "pseudo eroi" con intimidazioni ed atti di violenza, mentre lo Stato si "impegna", si "indigna", poi getta la spugna con gran dignità.
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