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Il cinema, come gli altri mezzi di comunicazione di massa, si rivolge alla gente, insinuando dubbi, ponendo quesiti, fotografando la realtà che ci circonda, in modo crudele, sarcastico, drammatico ecc; un occhio che scruta senza pietà, tutti gli angoli reconditi della nostra società. La storia del cinema, è costellata sia da films impegnati, culturalmente evoluti, sia da altri, meno impegnativi, e pur sempre di una certa valenza. e in ognuno di essi, c'è un messaggio che il regista vuole divulgare. Per capire l'importanza di questo mezzo, basta osservare con occhio critico, i films del passato, per ritrovare intatte: le contraddizioni del tempo, le abitudini, il modo di parlare e vestire, e riscoprire la fotografia di ciò che eravamo. Indubbiamente il cinema, ha un impatto molto più immediato, rispetto agli altri mezzi di comunicazione, a causa della "potenza" delle immagini e della maniera in cui esse sono proposte allo spettatore. Ritengo che nell'ultimo ventennio, la qualità del cinema e degli altri supporti audiovisivi, sia drammaticamente scaduta. E' sempre più facile assistere a films e pubblicità, in cui il "sesso gratuito" senza contesto, fa la parte del leone, per non parlare della televisione analogica e generalista, morta da tempo. Nel 1898, August Lumière, effettua a Parigi, una rappresentazione insolita, mai vista prima, la fotografia in movimento: nasce il cinema; un'invenzione destinata a rivoluzionare la cultura, l'industria dello spettacolo ed i sogni dell'intera società del XX secolo. August Lumière, che lavora con il fratello Louis, sa bene che la sua prodigiosa invenzione non è un fatto scientifico, ma intuisce che può diventare uno spettacolo popolare per un vasto pubblico. Sempre a Parigi, i due fratelli, affittano un locale, in Boulevard des Capucines, e sulla strada, pongono una specie di manifesto su cui è scritto Cinématographe Lumière Ingresso un franco. In breve tempo un pubblico curioso si accalca davanti all'ingresso del Salon. Le immagini in movimento sono una straordinaria sorpresa per tutti. Niente a che vedere con la fotografia. Un giornalista dice addirittura che si tratta di una specie di resurrezione; una persona morta si può rivedere, viva, che si muove, che ride, che gioca. La gente si rende conto che l'invenzione del Cinématographe Lumière è una scoperta che ha un'enorme eco in tutto il mondo. La scena del treno che entra nella stazione de La Ciotat, impressiona ormai gli spettatori di tutto il mondo: il pubblico si terrorizza vedendo una locomotiva che avanza in primo piano e sembra travolgerlo. Si moltiplicano i brevetti che riguardano il cinema, ma i fratelli Lumière mantengono un primato che non viene ancora minacciato. Si inizia a pensare di andare oltre il documentario, raccontando in qualche minuto una breve storia o addirittura mostrando una donna che si sveste. I due fratelli Lumière Louis e August, progettano, in occasione dell'Esposizione universale parigina del 1900, uno schermo gigante. Per August Lumière, si tratta del definitivo riconoscimento ufficiale del cinema, mentre il fratello, Louis, continua la sua ricerca, lavorando sulle dimensioni, sul suono, sul colore, per perfezionare continuamente quel meraviglioso giocattolo che è il cinematografo.
Durante gli anni del cinema muto, la proiezione del film quasi sempre drammatico viene integrata da un cortometraggio che fa ridere la "comica. Le comiche nascono subito, con i fratelli Lumière: essi producono un breve film chiamato L'arroseur arrosé L'innaffiatore annaffiato, avviando un genere mai tramontato della storia del cinema, sempre apprezzato dal grande pubblico. All'inizio del Novecento alcuni attori si dedicano esclusivamente al genere comico, tra questi Cretinetti che basa la sua comicità su continue fughe da poliziotti o da delinquenti; il suo vero nome è André Deed. Egli realizza alcune comiche con la Itala film di Torino. Il comico più famoso dei primi anni è il parigino Max Linder nato nel 1883 e morto nel 1925. Debutta con Gli esordi di un pattinatore, ed è subito un grande successo. Divertente, acrobatico, Linder diviene così celebre che anni dopo la stessa società di Chaplin, la Epernay, lo invita in America a girare otto film; sfortunatamente riesce a girarne solo tre, perché egli deve rientrare immediatamente a Parigi, a causa di una grave malattia. Max Linder è il primo attore comico conosciuto sia in Europa, sia in America; un divo, un richiamo sicuro nei manifesti pubblicitari delle pellicole. Negli Stati Uniti il cinema comico crea uno stile diverso da quello europeo, con un linguaggio più articolato. Max Sennet, cresciuto alla scuola di Griffith, si distingue fra i comici americani; fonda le sue gags sul ritmo e la parodia, divenendo anche produttore con una società, la Keystone, che avrà tra i suoi comici attori come Chaplin, Buster Keaton, Langdon. Chaplin gira tra il 1914 e il 1916, innumerevoli shorts che divengono popolari. Lascia la Keystone e passa alla Mutual, una nuova casa di produzione, Continuando a girare brevi films, basati sul suo personaggio di vagabondo. Solo nel 1920 lavorerà al suo primo lungometraggio, il Monello. Un altro comico che si afferma tra il 1915 e il 1920, è Larry Semon, noto in Italia come Ridolini. Egli proviene dal giornalismo e disegna fumetti comici nelle edizioni domenicali, riportando nelle sue slapstick, gli stessi elementi dei disegni : l'aggressività, le acrobazie, i pericoli più assurdi e impensati, ottenendo un vasto consenso di pubblico. Oltre ai grandi interpreti, vi sono molti attori e uomini di spettacolo che si cimentano nelle "comiche finali", rinnovando continuamente il genere.
Fin dai primi anni, il cinema è attratto dalla fiction, dal genere romanzesco. I primi film, ancora molto brevi, raccontano storie ingenue, basate sulla gelosia amorosa, sul crimine, su alcuni personaggi storici. Seguendo questa linea della fantasia, si gira in Italia, con la regia di Guazzoni, Quo Vadis. Si tratta di uno dei primi prodotti del cinema colossal, dove però ancora non si impiegano gli imponenti impianti scenografici e la presenza di grandi masse, caratteristiche dei successivi "colossi". Il 1914 è l'anno di Cabiria. Giovanni Pastrone dirige il film, che si avvale delle didascalie di Gabriele D'Annunzio. È la storia di una ragazza, rapita dai Cartaginesi e liberata da un giovane romano, dopo varie e avventurose traversie, in cui fanno la loro comparsa il terribile dio Moloc e il gigante buono Maciste. Costato oltre un milione in un periodo in cui i film costavano 50 mila lire, Cabiria è l'impresa più ambiziosa del cinema italiano di quel momento. A parte la retorica della romanità, resta interessante nel film un nuovo uso della macchina da presa: Pastrone si serve in modo innovatore del carrello e della panoramica. Il successo che ottiene il film ed i relativi incassi, spingono il regista americano David W. Griffith, a realizzare "in grande" The Birth of a Nation nel 1915.
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