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Le origini della pubblicità,  risalgono a migliaia di anni.

Uno dei primi metodi, è quello delle insegne, vistosi segni dipinti sulle pareti di edifici, di cui sono stati scoperti numerosi esempi nelle rovine dell'antica Roma e di Pompei.

Nel Medioevo i banditori, elogiano con le parole un prodotto, dando luogo a una vera e propria forma di pubblicità. 

Leggono ad alta voce gli avvisi al pubblico e sono impiegati anche dai mercanti, per decantare a squarciagola, la loro mercanzia.   

L'arrivo di nuova merce al mercato, viene annunciata da banditori che richiamano l'attenzione della gente, con il rullare di tamburi o squilli di trombetta;

in pratica, si può dire che essi sono i precursori dei moderni presentatori di messaggi (o "spot") radiotelevisivi.

La prima forma di pubblicità su carta appare solo dopo l'invenzione della stampa, di cui puoi leggere  i punti salienti, in questa rubrica. 

Il primo marchio di fabbrica risale al XVI secolo, quando i commercianti e i membri delle corporazioni affiggono fuori dal proprio negozio un simbolo di riconoscimento (tra i quali, il più conosciuto,  giunto fino ai giorni nostri,  è quello del barbiere e del banco dei pegni).

I maggiori progressi in questo campo avvengono negli Stati Uniti d'America, dove la prima forma pubblicitaria è quella dell'invio di cataloghi, a opera dei produttori di sementi e di case editrici.

A partire dal 1870 la pubblicità sui giornali ha come grandi utilizzatori, le industrie farmaceutiche, che, realizzando enormi profitti, possono reinvestirne ingenti quantità per pubblicizzare i propri ritrovati. 

Verso la fine del XIX secolo ha inizio una nuova era nella storia della pubblicità: 

l'inscatolamento dei prodotti con l'esposizione del marchio.

se prima i prodotti di uso domestico come zucchero, sapone, riso, burro, latte, fagioli e dolci erano venduti a peso, prelevati direttamente da ampi recipienti, nel 1880, i produttori americani di sapone immettono nel mercato prodotti confezionati in pacchetti con un proprio marchio.   

Questa innovazione, si estende rapidamente a una vasta gamma di prodotti alimentari e sanitari di largo consumo, perché consente ai produttori di venderli e pubblicizzarli con il proprio marchio, ampliando fortemente il campo d'azione della pubblicità.

Dopo la prima guerra mondiale, stimolata dal grande progresso tecnico, la pubblicità si trasforma in industria di dimensioni gigantesche.

L'invenzione dell'elettricità permette l’accenzione di insegne luminose; 

la fotoincisione e altre moderne tecniche di stampa aumentano il lavoro per le Agenzie pubblicitarie di radio e giornali.

La pubblicità come mezzo di comunicazione comincia a diffondersi sempre più, anche  tra gli esperti di pubbliche relazioni.

L'avvento della radio, negli anni Venti, offre un ulteriore possibilità di sviluppare nuove tecniche di vendita basate sulla viva voce.

Come già detto, la pubblicità, è una forma di comunicazione di massa, impiegata per promuovere la vendita di beni o servizi. 

Essa è utilizzata, quando le forme di vendita diretta o personale, sono impossibili, complicate o semplicemente inefficaci.  

Si differenzia dalla propaganda, relazioni pubbliche e redazionali.    

Le tecniche adottate variano per complessità, dagli annunci chiari e diretti delle inserzioni nei giornali, fino all'uso combinato di quotidiani, riviste, televisione, radio, pubblicità per corrispondenza, nell'ambito della stessa campagna pubblicitaria. 

In origine, la pubblicità, è molto semplice, ma col passare del tempo, essa  diviene sempre più una fiorente industria mondiale con grande influenza sociale.  

La pubblicità moderna è parte integrante della civiltà urbana industriale e rispecchia la vita contemporanea in tutti i suoi aspetti. 

Nasce certamente per motivi economici, ma dagli anni Sessanta,  è utilizzata anche per questioni di interesse sociale:  

la (campagna contro la guida in stato di ebbrezza) e quella (contro il fumo), ne sono la dimostrazione).

Esistono quattro tipologie di pubblicità:

quella diretta al consumatore, cioè ll'acquirente finale, 

quella verso i rivenditori, raggiunti da riviste specializzate,

quella istituzionale o di prestigio, concepita con l'intento di costruire l'immagine, di una impresa o di un fatto.  

quella cooperativa, dove la spesa per la pubblicizzazione del prodotto, è divisa tra produttore e venditore.

Il raggio d'azione può interessare l'ambito locale, nazionale o internazionale, mentre i costi, differiscono sensibilmente, soprattutto per i quotidiani, che diversificano i prezzi, in base alla materia della inserzione:  

(legale, politica, finanziaria, religiosa, di solidarietà o tempo libero).

La più grande innovazione del dopoguerra, è la televisione, mezzo che sprona ulteriormente la fantasia e la creatività dell'industria pubblicitaria, "costringendola" a perfezionare le proprie tecniche con l'uso sincrono di immagini e voce.

Nel 1990 comincia la proliferazione in tutte le case di videoregistratori e telecomandi, che minacciano i pubblicitari, perchè consentono di evitare, con estrema facilità, gli spot trasmessi, in continuazione, dalle televisioni nazionali e locali. 

Essi reagiscono modificando la tattica di approccio, prediligendo le sponsorizzazioni.

In compenso, c’è da dire che per loro si apre un nuovo canale pubblicitario, con la diffusione sempre più ampia di Internet. 

Il Marketing è l’insieme di attività volte a portare beni o servizi dal produttore al consumatore.

Esso è sempre più diffuso e capillare di un tempo: 

se le prime tecniche di marketing intervengono solo dopo la fase di produzione, occupandosi del percorso delle merci fino al punto vendita, nelle moderne imprese di grandi dimensioni queste precedono il processo produttivo implicando una complessa serie di attività, come le ricerche di mercato e lo sviluppo, la progettazione e il controllo del prodotto. 

Il marketing opera sui consumatori cercando di influire sui bisogni ed intercettandone le necessità.   

Li informa sulla "qualità"  del prodotto, rendendone note le caratteristiche migliori ed invogliando il cliente all'acquisto, magari con "promozioni" sempre più "allettanti". 

Il marketing comprende decisioni di pianificazione, organizzazione, direzione e controllo delle linee di produzione e del prezzo finale. 

Il dipartimento di marketing di un'impresa, si occupa anche della presenza delle merci, su tutto il territorio interessato dalla strategia di vendita, scegliendo i canali di distribuzione e controllando il deflusso dei beni dalla fabbrica o dal magazzino ai punti vendita.

La pubblicità televisiva in Italia, racchiude comicità e reclame, un binomio di successo.

Carosello è la trasmissione di pubblicità televisiva che va in onda sulla RAI, la quale influisce più di altre,  in modo sorprendente sulle abitudini degli italiani.  

I bambini debbono andare a letto, "dopo carosello".

Già da questo episodio di vita nazionale, si comprende quanto questa forma di comunicazione, influenzi la popolazione. 

nasce il 3 febbraio 1957 alle 20.50, con un mese e due giorni di ritardo sulla tabella di marcia.

L'inizio è difficile, perchè  ogni scenetta, deve essere approvata da una commissione, che ha il compito di verificarne le caratteristiche: 

se essa, sia o no, in bianco e nero e in 35 millimetri.

I limiti pubblicitari impongono che su due minuti e quindici secondi di ogni Carosello, la reclame del prodotto, duri al massimo trentacinque secondi: 

il famoso "codino", che differenzia Carosello dal resto  della pubblicità,  fa letteralmente impazzire gli addetti ai lavori, i quali preferiscono fondere scenetta e richiamo pubblicitario, rispettando i vincoli della censura che vieta l'uso di terminologia inappropriata.

Il titolo del programma, probabilmente scelto da Marcello Severati, rievoca un celebre film musicale uscito in quel periodo: 

(Carosello napoletano).  

La sigla del programma, è ideata da Luciano Emmer,  il teatrino, è costruito sul modello di quelli napoletani, i quadri dei siparietti, sono di Nietta Vespignani, la musica, di Raffaele Gervasio.

Carosello diviene il breve il programma più seguito della Televisione di Stato, diventa sempre più una sorta di palestra dove i giovani alle prime armi, possono imparare il bel mestiere della pubblicità.

Nel 1961 l'ascolto di Carosello, nonostante la nascita di altri programmi di intrattenimento, è di 7 milioni e 800 mila spettatori.

Nel 1963 la vecchia sigla viene cambiata con disegni eseguiti a tempera da Manfredo Manfredi, che raffigurano quattro celebri piazze italiane.

Nel 1969, a causa della strage di piazza Fontana, il programma è sospeso per tre giorni; è la prima volta che accade.

Il 5 settembre del 1971 una selezione di Carosello"sbarca" al Museo d'Arte Moderna di New York, per iniziativa della SIPRA; un successone.  

Svelati per la prima volta, i nomi del cinema,  che fanno la pubblicità: 

Paolo e Vittorio Taviani, Mauro Bolognini, Giuseppe Patroni Griffi.

Carosello diventa sempre più corto: 

nel 1974 ogni scenetta dura un minuto e quaranta secondi,  mentre il costo di produzione, si aggira fra i 3 ed i 5 milioni di lire.

Il primo gennaio 1976 va in onda l'ultimo Carosello, dove  una Raffaella Carrà, visibilmente commossa,  recita l'addio alla trasmissione,  brinda e ringrazia tutti coloro che hanno partecipato al programma, dopodichè va in onda, un Carosello girato da Ermanno Olmi.

Gli ultimi ascolti,  arrivano a 19 milioni di italiani, fra cui 9 milioni di bambini.

Ufficialmente, la decisione di sospendere il programma è presa dalla Commissione parlamentare di vigilanza della Rai, che tende a ridurre la pubblicità, nelle ore di massimo ascolto.

La realizzazione di Carosello equivale alla produzione di circa 80 film, ossia il 57% della produzione cinematografica italiana di quegli anni.

Complessivamente vanno in onda 42 mila scenette;

il giro d'affari é di circa 95 miliardi di lire all'anno.

i vent'anni di Carosello, coinvolgono tutto il mondo del cinema e dello spettacolo italiano.

Partecipano attori, cantanti, registi  e persino qualche scrittore:  

Giorgio Albertazzi, Alberto Lionello, Cesco Baseggio, Pippo Franco, Nino Besozzi, Gianfranco D'Angelo, Mario Soldati, Renzo Arbore e Gianni Boncompagni;

Aldo Fabrizi, Totò, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Paolo e Vittorio Taviani, Ugo Gregoretti, Lionello Massobrio, Francesco Maselli, Mauro Bolognini, Giulio Questi, Leone Pompucci, Carlo Verdone, Diego Abatantuono, Teo Teocoli, Alba Parietti, lo scrittore Luigi Malerba che diventa per un breve periodo, anche produttore di caroselli.

I primi cartoni, sono del 1958:

Angelino per il detersivo e l'Omino coi baffi per la caffettiera, creati da Paul Campani.

L'anno seguente é la volta del Vigile ed il foresto per il brodo,  e Ulisse e l'ombra per il caffé, di Roberto e Gino Gavioli.

Nei primi anni '60, Svanitella Svanité fa dire a tutti "Come se niente fudesse", un esempio di come la pubblicità possa influenzare il comportamento della gente.  

Arrivano Unca Dunca, Olivella e Mariarosa, Capitan Trinchetto e I Cavalieri della Tavola Rotonda, quindi  i pupazzi animati: 

Topo Gigio, (1961), Carmencita e il Caballero (1975), il pulcino Calimero, l'ippopotamo Pippo, Jo Condor , il Gigante buono e molti altri.

Attualmente la pubblicità è veloce sia nella trasmissione del messaggio vocale, sia nella sequenza delle immagini, rispecchia fedelmente la complessità e la velocità della società contemporanea.

 

 

 

 


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