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La vittoria di Barack Obama, sta creando  in tutto il mondo, grande aspettativa e curiosità.

In ogni Nazione, la gente cerca di capire il significato storico di questo avvenimento, improvvisandosi americanista, politologa ed esperta di strategia militare.

D’altra parte, la scelta di un Presidente degli Stati Uniti, la sua elezione, non sono uno scherzo; le sue decisioni, avranno ripercussioni in tutto il globo.

Questo Paese, ha democrazia compiuta, affascina e preoccupa nello stesso tempo.

In Italia, sarebbe stato impossibile al signor Obama, (immigrato), (nero), diventare prima leader politico, poi addirittura Presidente della Repubblica. 

Ve la immaginate la reazione dei nostri Amministratori alla "amatriciana"?  

poverini; Sarebbe stato difficile per loro, avere "a che fare" con un Presidente "bello, giovane e pure abbronzato"!

roba da andare in esilio dentro al bagno e recitare un mea culpa.  

In una Nazione moderna come gli Stati Uniti, preoccupa l’idea che il nuovo Presidente abbia "concesso" troppo ai “poteri forti” che hanno contribuito alla sua elezione. 

La scelta di Obama, avviene probabilmente perché gli americani, vedono nella sua persona ed in ciò che dice, maggiore concretezza, rispetto al rivale Mackein, che sconta anche gli errori del suo compagno di partito ed ex Presidente George W. Bush.

Dopo l’euforia, i brindisi e le congratulazioni, Barack Obama, deve accingersi a ricomporre i rapporti in bilico lasciati in eredità dal predecessore: 

la Russia, dove Putin rivendica il “diritto” di riarmarsi, e puntare nuovi missili sull’Europa; l’Iran, “stato canaglia” con la sua interminabile storia di “nucleare a” scopo energetico; l’Afganistan, il Pakistan  e la stabilizzazione dell’area, la droga, la continua vendita di  armi; il fiasco in Irac e la ricerca di armi trasferite altrove; Israele e la questione palestinese, (hamas); il Libano, la sua sovranità e (la presenza della Siria); Cuba, il Venezuela, il Brasile e l’influenza del Castrismo in quell'area; i focolai di guerra mai spenti in Africa; 

la ex Yugoslavia non ancora pacificata, sempre seduta su una polveriera pronta ad esplodere; 

la situazione climatica globale ed il rispetto del Trattato di Kioto;

l’economia mondiale e la sua crisi; la riforma dell’O.N.U; la democrazia e i diritti umani.

Lo stato del mondo, la geopolitica e la globalizzazione, impongono alla nuova Amministrazione, una “prova” di autorevolezza maggiore rispetto al passato, che tenga conto delle aspettative di coloro che l’hanno eletto, sostenuto  e dell’opinione pubblica mondiale che si attende finalmente un cambiamento di rotta. 

D’altro canto, solo in questo modo, la leadership degli Stati Uniti, può riprendere quota, dopo l’appannamento dell’ultimo periodo .

La questione climatica, non attende i politici; l’effetto serra ed il repentino mutamento del clima, non lasciano dubbi; il mondo è malato e bisogna fare in fretta.  

dobbiamo ridurre al più presto ed in modo consistente, l’immissione dei così detti gas serra.

Gli Stati Uniti, non solo debbono ratificare il trattato, ma “indurre” India, Cina e gli altri Paesi in via di sviluppo, a fare altrettanto, per il bene di tutti.

La crisi economica globale, richiede dal neo Presidente uno sforzo per rimettere in piedi l’economia statunitense, senza comprimere eccessivamente i salari e la sicurezza sociale.

I risultati di tale abilità, si rifletteranno inequivocabilmente anche sulla politica europea, con riflessi positivi anche in Italia, (fanalino di coda) sotto tutti i punti di vista.

I conflitti che insanguinano il mondo, sono un’ulteriore occasione per riformare l’Organizzazione delle Nazioni Unite; sempre più divisa ed incapace di intervenire con forza e rapidità nei teatri di crisi. 

Il diritto di veto e gli “interessi nazionali”, fanno dell’O.N.U. uno strumento spuntato, utile solo a rinviare sine die, qualsiasi decisione. 

Negli ultimi 20 anni, vi sono molte Risoluzioni inapplicate, causa del disastro umanitario che coinvolge milioni di esseri umani.

l’America, attraverso il suo nuovo Presidente, ha il dovere di dimostrare di essere cambiata, di voler veramente “esportare” i valori della democrazia e dei diritti umani in tutto il mondo, senza ricorrere preventivamente alle armi, ma attraverso il dialogo e gli strumenti messi a disposizione dalla diplomazia, favorendo la riforma degli Organismi internazionali e lo sviluppo sostenibile del mondo.

Purtroppo, la politica americana degli ultimi anni, basata sullo scontro di civiltà, ha prodotto maggiore instabilità e insicurezza nel mondo, rispetto al passato; ha favorito un inutile anti americanismo in aree tradizionalmente non ostili, difficile da recuperare; dipenderà da Obama, ricomporre i conflitti e recuperare lo svantaggio.  

Se il nuovo Presidente degli Stati Uniti, riuscirà a tradurre i problemi del mondo, in opportunità per affermare la forza delle sue idee, avrà vinto la battaglia più importante della sua vita:

vedere affermati e riconosciuti i diritti umani e la libertà per tutti gli esseri viventi.  

Per ora, non ci resta che attendere, sperare ed augurare buona fortuna al Presidente  

Barack Obama..

 

 

 

 


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